In ricordo del grande scrittore comunista, premio Nobel per la Letteratura
Se la letteratura è verità. Se la letteratura è vita. Se la letteratura è denominare la semplicità dell'umano. Se la letteratura è smascheramento dell'orgia del potere. Allora, allora il letterato è
nostro fratello. Salutiamo Josè Saramago, narratore epico del popolo portoghese, amico dei popoli, dei più deboli.
Come il nonno contadino, nell'ultimo addio alla sua terra, abbracciò uno a uno gli alberi per ringraziarli dei frutti che gli avevano donato, così noi abbracciamo José Saramago. Per ringraziarlo e tenerlo ancora un
poco qui, con noi.
“Crea la natura le sue diverse creature con sorprendente ferocia. Fra morti e storpi, considera, ci sarà pure chi ne sfugga per garantire i risultati della gestione, una maniera ambivalente, e quindi equivoca, di mettere insieme gestione e gestazione, con quel comodo margine di imprecisione che produce i mutamenti di ciò che si dice, di ciò che si fa e ciò che si è. La natura non indica proprietà private, ma se ne serve. E se, dopo i raccolti, i mille formicai delle messi non hanno il granaio pari, i guadagni e le perdite vanno a finire tutti nella grande contabilità del pianeta, e non c'è formica che resti senza la propria statistica parte di cibo. Nella verifica del bilancio importa poco che siano morti a milioni per una inondazione naturale, per un rimescolare della zappa o per una sfida a pisciate, chi ha vissuto, ha mangiato, chi è morto, ha lasciato agli altri. La natura non conta i morti, conta i vivi, e quando questi le avanzano, trova una nuova mortalità. E' tutto molto facile, molto chiaro e molto giusto perché, a memoria di formica o di elefante, nessuno l'ha mai contestato nel grande regno degli animali.”
(José Saramago, Una terra chiamata Alentejo, Bompiani, pag. 39).
“Cria a natureza as suas diversas creaturas com admiravel brutidade. Entre mortos e aleijados, considera, nao faltarà quem escape para garantir os resultados da gerencia, modo ambivalente e portanto equivoco de substantivar o gerir e o gerar, com aquela confortavel margem de imprecisao que produz as mutacoes do que se diz, do que se faz e do que se é. Nao marca a natureza coutadas, mas aproveita delas. E se depois das ceifas os mil formigueiros da seara nao tem celeiro igual,os ganhos e perdas vao todos a grande contabilidade do pianeta e nenhuma formiga fica sem a sua estatistica parte de alimento. Ao apuramento do saldo importa pouco que tenham morrido aos milhoes por inundacao natural, revolvimento de enxada ou desafio de miccoes: quem viveu, comeu, quem morreu deixou aos outros. A natureza nao conta mortos, conta vivos, e, quando estes lhe sobejam, arranja uma nova mortandade. E tudo muito facil, muito claro e muito justo, porque, de memoria de formiga ou elefante, ninguem tal contestou no grande reino dos animais.”
(José Saramago, Levantado do Chao, Caminho, pag. 45).
Nell'Archivio del sapere condiviso potrete leggere la trascrizione di una intervista video che il grande scrittore rilasciò nella sua casa di Lanzarote nelle Canarie, all'inizio di novembre del 1999, al nostro compagno José Luis Tagliaferro. Saramago doveva essere tra i relatori del nostro convegno “L'orizzonte delle alternative”, tenutosi a Milano il 19-20-21 novembre 1999. Per un improvviso impedimento e per l'impossibilità quindi di venire a Milano, concordammo con lui un'intervista video da proiettare nelle giornate del convegno. Di lì a pochi giorni si palesò, con la rivolta di Seattle, in modo esplicito, il movimento altermondialista, implicito nei contenuti del convegno.
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