
Con una prefazione di Pasquale Voza
Una discussione si impone ormai da tempo, che guardi a obiettivi teorici di portata molto generale e che sia animata da un proposito di ricerca reale, anziché dal ribadimento feticistico di ex ipotesi o di ex concezioni (di ex teorie) scientifiche trasformate in assoluti (in ideologie), sul tema della composizione sociale, della configurazione politica organizzata, della cultura e della stessa antropologia del soggetto portatore di una prospettiva di alternativa al capitalismo. Questa discussione inoltre mi pare tra quelle che vengono prima di altre, pur dovendo intrecciarsi, per molti aspetti, a quella sulla configurazione, nei suoi termini più generali, di questa prospettiva. La ragione per cui la discussione su questo tema si impone da tempo è presto detta: si tratta del fallimento dei tentativi di più di un secolo e mezzo, da parte dei proletariati europei, e di poco meno di un secolo, da parte dei contadini impoveriti e dei popoli vessati della periferia capitalistica, di emanciparsi dallo sfruttamento (e dall’oppressione e dalla manipolazione più o meno aperte, più o meno intense e in questa o quella forma, che allo sfruttamento si accompagnano) e di costruire società socialiste o semisocialiste. Questo fallimento, inoltre, è la ragione per cui questa discussione, pur imponendosi da tempo, è molto difficile da sviluppare. Parte delle forze politiche e intellettuali che potrebbero concorrervi, per loro antica collocazione e cultura, o sono allo sbando, navigando così alla giornata, o si sono arroccate sulle antiche posizioni, o sono addirittura trasmigrate dall’altra parte della frattura sociale.